



Il testo è tratto dal volume di R. Fabris, Per leggere Paolo, Borla, Roma 1993, pp. 109-116. La Redazione di letterepaoline.it si impegna a rimuoverlo, qualora la sua presenza nel sito non fosse gradita agli aventi diritto.
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Paolinismo e antipaolinismo
Paolo riscoperto
Paolo nelle università
Paolo nella Riforma protestante
Paolo nella teologia moderna
Paolo e gli ebrei
Paolo nella letteratura e nell’arte
Appendice: La testimonianza del Canone Muratoriano
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Nella storia dell’interpretazione Paolo è un personaggio controverso. L’eco del dibattito più o meno conflittuale si avverte già in alcuni brani delle lettere autentiche di Paolo. Esso si prolunga nell’interpretazione del suo ruolo e della sua opera da parte degli autori delle due fonti cristiane che ne conservano la memoria: gli Atti degli apostoli e le lettere deuteropaoline. Per alcuni Paolo è un uomo scelto da Dio per annunciare il vangelo ai popoli, mentre per altri è un pericoloso propagatore di novità religiose. Alla fine del primo secolo l’autore anonimo della seconda lettera posta sotto il nome di Pietro, mentre da una parte riconosce che il fratello Paolo ha scritto con la sapienza donatagli da Dio, dall’altra mette in guardia i lettori contro i travisamenti che taluni fanno delle sue lettere, dove «vi sono alcune cose difficili da comprendere» (2Pt 3,14-16).
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Paolinismo e antipaolinismo
Paolo segna la storia del primo cristianesimo con la sua forte personalità di pensatore e organizzatore della missione cristiana. Nei due centri di Corinto e di Efeso, dove vivono le comunità paoline, si forma la raccolta delle sue lettere. Nel suo nome si continuano a scrivere altre lettere che ne tengono viva la memoria e attualizzano il suo pensiero. Per combattere i propagatori delle nuove dottrine e prassi di carattere sincretistico e gnosticheggiante, l’autore delle lettere pastorali fa appello all’autorità dell’apostolo Paolo come unico garante della verità tradizionale. Dunque già verso la fine del primo secolo si manifesta quella tendenza che viene chiamata paolinismo.
In alcuni scritti e autori successivi non solo si privilegiano la figura e l’insegnamento di Paolo, ma si tende a rileggere e sviluppare il messaggio dell’apostolo in rapporto con le nuove situazioni vitali e culturali. Risale al polemista africano Tertulliano l’appellativo dato a Paolo di «apostolo degli eretici» (Adv. Marc., 111,5,4). Di fatto il prete Marcione, originario del Ponto, che vive e opera per un certo tempo a Roma fino alla sua espulsione dalla Chiesa nel 144, fonda sulle lettere di Paolo la sua visione antitetica di Dio: il Dio giudice collerico e malvagio dell’Antico Testamento, contrapposto al Padre benigno e misericordioso del Nuovo Testamento. Non è casuale che nel canone di Marcione entrino dieci lettere di Paolo – escluse le pastorali – assieme al vangelo di Luca, che egli considera di matrice paolina. Paolo infatti è considerato da Marcione come unica fonte della verità perché a lui è stato rivelato il mistero di Dio (cf. Ireneo, Adv. Haer., 111,13,1).
Marcione non è il primo né l’unico a servirsi di Paolo per fondare e dare autorità alle sue tesi in dissonanza con la dottrina tradizionale della Chiesa. Anche alcuni fautori dello gnosticismo tentano di sfruttare Paolo nell’ambito delle proprie speculazioni. In particolare Valentino, fondatore della scuola gnostica a Roma a metà del II secolo, avrebbe mutuato alcuni termini e temi paolini per rileggerli in chiave gnostica (Clemente Alessandrino, Strom., VI,1,17). È inoltre sintomatico che tra i manoscritti della biblioteca gnostica trovati nel 1945 a Nag Hammadi, in Egitto, compaiano anche due testi sotto il nome di Paolo: Preghiera di Paolo e Apocalisse di Paolo.
Il primo testo si ispira a 1Cor 2,9: «quelle cose che occhio non vide, né orecchio udì, né mai entrarono in cuore di uomo...». Il secondo fa leva su quanto dice Paolo in 2Cor 12,2-4 circa il suo rapimento al terzo cielo. Ambedue i testi risalgono al II secolo e risentono della corrente gnostica di Valentino.
Nell’alveo del paolinismo si possono collocare anche quei testi apocrifi che prendono spunto dalle lettere di Paolo o dagli Atti degli apostoli por ampliare in chiave fantastica e a scopo edificante alcuni aspetti della figura e dell’attività dell’apostolo. Tra questi merita di essere menzionato il ciclo narrativo che va sotto il titolo Atti di Paolo. Esso comprende un insieme di scritti che raccontano le avventure di Paolo dopo la sua conversione, i suoi viaggi missionari, la storia di Tecla; riportano la sua corrispondenza apocrifa con i Corinzi, e si concludono con il suo viaggio a Roma e il martirio. L’opera, che risale al secondo secolo, ha avuto una notevole diffusione e popolarità.
La sezione più nota degli Atti di Paolo è la storia avventurosa raccontata negli Atti di Paolo e Tecla. Questo può essere considerato il primo romanzo cristiano. In realtà protagonista dell’opera è Tecla, una giovane di ricca famiglia di Iconio, che resta affascinata dal messaggio spirituale di Paolo e rinuncia a sposarsi per seguire l’apostolo. Essa affronta e supera miracolosamente tutti i tentativi messi in atto dal fidanzato per farla desistere dal suo proposito. Alla fine, dopo essersi «autobattezzata» per immersione in una vasca d’acqua, ritrova Paolo e riceve dall’apostolo l’incarico di annunciare «la parola di Dio».
L’immagine di Paolo propagandata da quest’opera apocrifa è quella dell’apostolo che predica la rinuncia al matrimonio e la fuga dalla realtà mondana come condizione per salvarsi. Ma quello che ha provocato la condanna dell’autore degli Atti di Paolo e Tecla – un presbitero dell’Asia – è il ruolo affidato a Teda di proclamare la parola di Dio e di amministrare il battesimo. Si deve concludere che nel secondo secolo, in alcuni ambienti cristiani, Paolo viene considerato come il promotore dell’emancipazione femminile e del ruolo attivo delle donne nella Chiesa.
Sul versante opposto si sviluppa la tendenza dell’antipaolinismo, che vede in Paolo il nemico dell’ortodossia cristiana. Si tratta per lo più di gruppi settari e marginali di origine giudeo-cristiana come gli Ebioniti, i Cerintiani, i Nazorei e gli Elkasaiti. Le loro posizioni antipaoline sono conosciute in modo frammentario tramite la testimonianza di Ireneo, Tertulliano, Origene, Girolamo ed Epifanio.
Più sicuro e documentato è l’antipaolinismo dell’opera del quarto secolo che va sotto il nome di scritti “Pseudoclementini”, perché attribuiti a Clemente romano, comprendenti: la corrispondenza tra Pietro e Giacomo, la lettera di Clemente a Giacomo; 20 Omelie e 10 Riconoscimenti. I testi antipaolini di questi scritti risalgono ad una fonte del terzo secolo sorta nell’ambiente della Siria. In essi Paolo viene identificato con Simon Mago, l’avversario di Pietro. Egli si oppone anche a Giacomo, presentato come il garante della verità. Paolo è chiamato il «nemico» e «falso apostolo» perché non ha conosciuto Gesù e la sua visione di Damasco non ha alcun valore.
La polemica giudeo-cristiana contro Paolo affonda le sue radici nel secondo secolo e si prolunga fino al IV-V secolo. Essa prende lo spunto dalle note posizioni di Paolo contro la Legge giudaica. Si tenta di darsene una spiegazione con la ricostruzione di un’immagine denigratoria dì Paolo. Egli sarebbe un proselita che pretende di sposare la figlia del sommo sacerdote. Di fronte al rifiuto a causa del suo impedimento «legale», Paolo se la prende con la Legge. Gli echi di questo antipaolinismo ingenuo si trovano in alcuni scrittori attuali. Ma in genere il problema del rapporto di Paolo con il giudaismo, e in particolare la sua posizione nei confronti della Legge, viene attualmente affrontato su basi storiche e senza polemica.