



L’articolo è tratto dalla voce «Eucaristia», in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1948-1954, vol. V, coll. 739-749.
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1. Le posizioni della critica indipendente
2. La verità storica sulle origini dell’Eucaristia
3. Breve risposta ai critici indipendenti
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L’Eucaristia è il prolungamento dell’Incarnazione (Leone XIII, enciclica Mirae caritatis, 18 maggio 1902). Come il Verbo di Dio si fece presente sotto le spoglie umane per procurare la salvezza, rendendo a Dio l’omaggio dovuto con la condegna soddisfazione del peccato e meritando tutti i beni spirituali (redenzione oggettiva), così Gesù Cristo si rende presente sotto le specie eucaristiche per applicare l’opera della salvezza, nella sua fase ascendente, rinnovando il sacrificio della Croce, e nel suo moto discendente, infondendo la Grazia attraverso il rito sacramentale della Comunione (redenzione soggettiva). L’Eucaristia implica pertanto la verità della reale presenza del Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo sotto le apparenze del pane e del vino, il sacrificio della Messa e il sacramento della Comunione.
Per la molteplicità dei misteri che racchiude, l’Eucaristia è il compendio della fede, il centro di gravitazione della pietà cristiana, la stella polare, che orienta tutta l’attività della Chiesa cattolica. I suoi numerosi nomi riflettono la varietà dei suoi aspetti: Corpo di Cristo, Corpo del Signore, il Venerabile, Sacrificio dell’altare, Messa, Sinassi, Viatico, Comunione, Mensa divina, Santissimo Sacramento. Il nome classico eucharistía deriva dal racconto dell’istituzione, dove si narra che Gesù rese grazie (Mt 26,26; Mc 14,22: eulogēsas; Lc 22,19; 1Cor 11,23: eucharistēsas) e si trova già usato dalla Didachè (9,1-5; 10,1-6), da s. Ignazio di Antiochia (Smirn., 7, 1; Phil., 4), da s. Giustino (Apol., I, 66: PG 6, 427) e da s. Ireneo (Adv. Haer., 2, 18: PG 7, 1027-1029), e conviene al mistero, che è un perfetto rendimento di grazie (cf. F. Cabrol, Eucharistie, in DACL, V, coll. 686-692).