



L’articolo è tratto dalla voce «Paolo apostolo», in Enciclopedia Cattolica, Città del Vaticano 1948-1954, vol. I, coll. 720-724.
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1. L’iconografia antica
2. L’iconografia medievale e moderna
3. I cicli di san Paolo
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1. L’ICONOGRAFIA ANTICA
L’iconografia antica cristiana ha rappresentato per lo più s. Paolo insieme con Pietro, il principe degli apostoli; il suo tipo è costante dal secolo IV, con fronte alta, naso aquilino, viso allungato, barba a punta e scura nella pittura, come lo descrive Niceforo. Il medaglione vaticano edito dal Boldetti, in cui il suo busto è insieme con quello di s. Pietro, è un vero e proprio falso del sec. XVI-XVII, accertato in seguito all’esame chimico eseguito nel gabinetto scientifico dei Musei Vaticani (E. Romagnoli, in Conferenza della Società dei Cultori dell’archeologia cristiana, in Riv. Arch. Crist., 21 [1944-1945], p. 323).
Insieme con s. Pietro o con gli altri apostoli appare in affreschi del sec. IV dei cimiteri cristiani di Roma, come in Domitilla [Fig. 1] (G. Wilpert, Le pitture delle catacombe romane, Roma 1903, tavv. 153, 2; 154, 1; 155, 2; 181, 2; 182; 248), in Pretestato (tav. 251), nel cimitero detto di Marco e Marcelliano (tav. 249, 1). Paolo è ritratto anche nel cimitero detto di S. Gennaro a Napoli, con s. Lorenzo che gli porge la corona (H. Achelis, Die Katakomben von Neapolis, Lipsia 1936, tav. 41, pp. 48 e 70).
I sarcofagi cristiani hanno rappresentato specialmente la scena del suo martirio, sia a Roma (Museo del Laterano, S. Sebastiano) che nella Gallia (ad esempio, a Marsiglia, nel Museo Borely); il migliore esemplare di questi scena è nel sarcofago di Giunio Basso [Fig. 2], rinvenuto presso la confessione di S. Pietro in Vaticano, ora nelle Grotte Vaticane; l’Apostolo fa pendant a s. Pietro nei sarcofagi in cui è rappresentata la traditio legis, che ricorre pure in un affresco del cimitero ad decimum della Via Latina, da G. Wilpert datato alla fine del secolo IV (Die römischen Mosaiken und Malereien der kirchlichen Bauten vom 4. bis zum 13. Jahrhundert, Freiburg im Breisgau 1916, tav. 132), e in una lastra marmorea graffita proveniente da Roma, ora in Anagni, presso la chiesa dei SS. Cosma e Damiano.
Secondo G. Wilpert, Paolo e Pietro sarebbero effigiati davanti a Nerone in un sarcofago spagnolo rinvenuto presso Almería (I Sarcofagi cristiani antichi, Roma 1932, p. 167 e tav. 151, 2). Nei sarcofagi ravennati i due principi degli apostoli si appressano al Redentore portando sul capo una corona. In un frammento di copertura di sarcofago [Fig. 3], rinvenuto nel 1897 nella basilica di S. Valentino sulla Via Flaminia, un uomo barbato dal nome PAULUS inciso accanto tiene il timone e governa l’albero della nave sul cui fianco è scritto THECLA. O. Marucchi vi ha veduto un’allusione alle leggendarie relazioni tra Tecla e s. Paolo (in M. Simon, L’apôtre Paul dans le symbolisme funéraire chrétien, in Mélanges d’archéologie et d’histoire, 50 [1933], pp. 156-182]).
G. Wilpert pubblicò un Frammento di una lapide cimiteriale con il busto di s. Paolo (metà del sec. IV) trovato nel cimitero di S. Agnese (in N. Bull. Arch. Crist., 7 [1901], pp. 257-258 e tav. 9): vi è scritto invece il nome «Petrus»; esso richiama altri tipi simili nel Laterano, come l’epitaffio di Asellus (O. Marucchi, Monumenti del Museo cristiano lateranense, Milano 1910, tav. 57, p. 42) e doveva contenere anche il busto di s. Pietro.
In vetri dorati figura con il solito tipo iconografico o insieme con Pietro soltanto, come in esempi romani nel Museo sacro della Biblioteca Vaticana [Fig. 4] (R. Garrucci, Vetri ornati di figure in oro trovate nei cimiteri dei cristiani primitivi di Roma, Roma 1857, tav. 10, nn. 2, 4, 5, tav. 12, nn. 3-6) e in uno di Regensburg (E. Ebner, Altchristliche Denkmate Regensburg’s, in Romische Quartalschrift, 1 [1892], p. 158 e tav. 9); oppure è solo, come in vetri romani (Garrucci, op. cit., tav. 14, nn. 5-6); a Colonia (H. Vopel, Die altchristlichen Goldgläser, Friburgo in Br. 1900, p. 116); o con figure anepigrafi agli angoli (ibid., tav. 25, 7).
Si trova poi con Gesù Cristo che pone una corona sul capo suo e su quello di s. Pietro (J. E. Liebersdorf, Christus und Apostelbilder, Lipsia 1902, p. 75, fig. 34), insieme con Pietro e Maria (Garrucci, op. cit., tav. 9, n. 6-7), con Pietro e Lorenzo (ibid., tav. 20, 7), con Pietro e Agnese (ibid., tav. 21, n. 1, 4), con Pietro, Sisto e Damaso (ibid., tav. 23, 1), con Pietro, Luca, Giulio, Sisto (ibid., tav. 17, 5). In una lampada di terracotta, ora a Colonia, ma rinvenuta ad Akhmin, con i due principi degli apostoli, Paolo ha il nimbo crucigero e stringe la spada (R. Forrer, Die frühchristlichen Alterthümer aus dem Gräberfelde von Achmin Panopolis, Strasburgo 1893, p. 6 e tav. 5, 2).
Nei musaici Paolo appare in tutte le scene della traditio legis a Pietro, così nel mausoleo di S. Costanza a Roma [Fig. 5] (Wilpert, Mosaiken, tav. 4); della sua figura resta solo la parte inferiore nel musaico del battistero di Napoli (ibid., tav. 32); nell’abside della Basilica Vaticana (ibid., pp. 361-363 e fig. 114). Del pari è insieme con Pietro ai lati del trono, nell’arco trionfale di S. Maria Maggiore, come lo sarà più tardi nella cappella di S. Zenone in S. Prassede.
Nella scena della traditio clavium, sul sepolcro del martire Adautto nel cimitero di Commodilla, l’Apostolo si appressa al Signore assiso sul globo con i suoi volumi delle Epistole (Enc. Catt., vol. IV, coll. 63-64). Sempre insieme con s. Pietro, Paolo appare quale protettore o advocatus per accogliere i defunti nella felicità eterna.
In avori si hanno tre scene della sua vita in un dittico del secolo V al Museo del Bargello a Firenze (Venturi, vol. I, fig. 385); in un altro dittico a Rouen (H. Leclercq, Diptyques, in DACL, IV, 1, p. 1149, fig. 3770), in un terzo a Tongres (ibid., p. 1153, fig. 3772).
La conversione di s. Paolo era effigiata in una basilica della Spagna, verosimilmente in Saragozza; se ne conosce il distico illustrativo di Prudenzio (Dyttochaeum, n. 48). Secondo G.B. De Rossi il martino di s. Paolo era rappresentato nella basilica di S. Pietro in Vincoli, dato il distico ivi trascritto: «Laetus procubuit Paulus cervice secanda, cui caput est Christus despicit ipse suum» (Inscriptiones christianae Urbis Romae, vol. II, Roma 1888, p. 110, n. 68).