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Un'introduzione alle lettere di Paolo

Autore articolo:
di Luigi Walt | 1 settembre 2008

1. I confini del corpus epistolare paolino

Paolo è tra i personaggi dell’antichità che conosciamo meglio. Possiamo contare, innanzitutto, su un buon numero di lettere che vengono attribuite all’apostolo: la stragrande maggioranza di esse è stata successivamente inserita nel canone del Nuovo Testamento (complessivamente 14), con l’esclusione di tre lettere “apocrife”, la cui stesura è fatta risalire almeno alla seconda metà del II secolo. Di questo ampio corpus epistolare, la maggior parte degli esegeti suole attribuire alla redazione diretta o indiretta dell’Apostolo solamente sette lettere:

- una prima lettera indirizzata alle comunità di Tessalonica (1Ts);

- due lettere indirizzate alle comunità di Corinto (1Cor e 2Cor);

- tre lettere indirizzate rispettivamente a Galati (Gal), Filippesi (Fil) e Romani (Rm);

- un breve biglietto indirizzato all’amico Filemone (Fm).

Sulle restanti lettere confluite nel Nuovo Testamento manca ancora un accordo unanime. Vengono spesso escluse come “pseudepigrafe”, ossia dovute alla redazione di discepoli che si richiamarono al pensiero e all’autorità di Paolo, una seconda lettera indirizzata ai Tessalonicesi (2Ts), quelle indirizzate a Colossesi (Col) ed Efesini (Ef), e le tre cosiddette lettere pastorali (la prima e la seconda lettera a Timoteo e la lettera a Tito: 1-2Tim e Tit). Queste ultime, in particolare, sono generalmente considerate come troppo diverse, per stile e contenuto, dalle sette lettere sicuramente autentiche. Su di un’ultima composizione accolta nel canone, la lettera agli Ebrei (Eb), gravavano dubbi sin dai primi secoli, ed oggi ne viene quasi unanimemente respinta l’attribuzione alla mano e alla mente dell’apostolo.

Tra le lettere “apocrife”, così chiamate perché escluse dal Nuovo Testamento, si possono infine annoverare:

- una terza lettera ai Corinzi (3Cor), che conosciamo in due versione diverse: la prima si trova nel papiro copto di Heidelberg, all’interno di una corrispondenza (immaginaria) tra Paolo e le guide della comunità di Corinto, riportata dagli Atti apocrifi di Paolo; la seconda in vari manoscritti latini e armeni (ad esempio in un commentario all’epistolario paolino attribuito a Efrem Siro, e giuntoci in una traduzione armena ora conservata a Venezia), e in un papiro greco proprietà della Fondation Bodmer di Cologny (Ginevra), il che proverebbe una circolazione separata e indipendente dello scritto, almeno a partire dal III secolo;

- una lettera ai Laodicesi (o Laodiceni), forse composta sulla scia di un passaggio della lettera ai Colossesi (4,16): il Canone Muratori, un importantissimo documento risalente al II secolo, ritrovato e pubblicato da Ludovico Antonio Muratori nella prima metà del XVIII secolo, ne parla come di un falso approntato dall’“eretico” Marcione, ma si discute tuttora sull’identificazione dei due documenti;

- una lettera indirizzata agli Alessandrini, della quale non ci resta che il titolo, riferito sempre dal citato Canone Muratori;

- la corrispondenza tra Paolo e il filosofo Seneca, che godette di enorme fortuna fino all’epoca moderna: la possibile autenticità di questo scambio epistolare, o almeno di una parte di esso, è stata sostenuta di recente, con argomenti controversi ma che meriterebbero un’approfondita discussione, da Marta Sordi e Ilaria Ramelli.

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