



Il testo è tratto dal volume di Rinaldo Fabris, Per leggere Paolo, Borla, Roma 1993, pp. 11-16.
La cronologia paolina è una questione complicata soprattutto quando si vuole scendere nei dettagli. Per chiarezza va distinta una cronologia assoluta o interna al Nuovo Testamento, cioè ricostruita sulla base delle lettere paoline e degli Atti degli apostoli, dalla cronologia relativa o esterna, stabilita mediante il confronto con i dati desunti da altre fonti extracanoniche. Una cronologia assoluta o interna agli scritti neotestamentari servirebbe ben poco se non si potesse trovare un punto di innesto con la cronologia della storia esterna o profana.
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LA CRONOLOGIA RELATIVA
L’iscrizione del proconsole Gallione
Il punto di partenza sicuro per fondare una cronologia paolina relativa è la scoperta a Delfì, in Grecia, di un’iscrizione che riproduce il testo di una lettera dell’imperatore Claudio.
Il testo dell’iscrizione, pubblicato nel 1905 e integrato da altri nove frammenti e dalle interpretazioni successive, negli anni 1967 e 1971, offre questi dati utili per la cronologia paolina:
a) la lettera è stata inviata da Roma a nome dell’imperatore Claudio tra i mesi di aprile e luglio del 52 d.C; questo è infatti il periodo successivo alla ventiseiesima acclamazione imperiale di cui si parla nella lettera;
b) nella lettera si menziona L. Giunio Gallione, seguito dall’appellativo «amico mio» (dell’imperatore) e dal titolo «proconsole»; si tratta di Lucio Giunio Anneo Gallione, fratello del filosofo Seneca, che è stato proconsole della provincia romana dell’Acaia;
c) la lettera, inviata subito dopo che Gallione ha informato l’imperatore dei problemi demografici della città-santuario di Delfi, è probabilmente indirizzata ai cittadini di Delfi;
d) dal momento che la carica di proconsole dura un anno, si può calcolare che la presenza di Gallione a Corinto, capitale amministrativa dell’Acaia, va dalla primavera-estate del 51 alla primavera 52; Gallione forse è rientrato prima a Roma per ragioni di salute (Seneca, Epist. 104,1).
Negli Atti degli Apostoli si dice che Paolo è stato condotto dai giudei davanti al tribunale di Gallione con l’accusa di essere propagatore di una religione contraria alla legge. Gallione li fa allontanare dal suo tribunale perché non vuole intromettersi in faccende di carattere religioso (At 18,12-17). Questo episodio rappresenta l’acme del conflitto che scoppia tra Paolo e la colonia ebraica di Corinto. Esso dunque va collocato verso la fine di un «anno e mezzo», il tempo di permanenza di Paolo nella capitale dell’Acaia indicato dall’autore degli Atti (At 18,11). Se Paolo è comparso davanti a Gallione alla fine del 51 o inizio del 52, si può ritenere che egli sia arrivato a Corinto nel corso dell’anno 50. Questo dato, sul quale esiste un sostanziale accordo tra gli studiosi, rappresenta una pietra miliare nella cronologia paolina e si può dire di tutta la storia delle origini cristiane.
L’editto dell’imperatore Claudio
Più controversa è una seconda informazione del libro degli Atti, che all’inizio della missione di Paolo a Corinto parla del suo incontro con «un giudeo di nome Aquila oriundo del Ponto, arrivato poco prima dall’Italia con la moglie Priscilla, in seguito all’ordine di Claudio che allontanava da Roma tutti i giudei» (At 18,2). Di questo «ordine» dell’imperatore Claudio si fa menzione in tre diversi documenti della storia romana:
a) lo storico C. Tranquillo Svetonio, che scrive nella prima metà del II secolo d.C. le Vite di dodici Cesari, in quella di Claudio dice: «I giudei che tumultuavano continuamente per istigazione di un certo Cresto, egli li scacciò da Roma» (Claudio, 25);
b) circa un secolo dopo Dione Cassio nella sua Storia di Roma scrive: «Quanto ai giudei, i quali si erano di nuovo moltiplicati in così gran numero che, a motivo della loro moltitudine, difficilmente si potevano espellere dalla città senza provocare un tumulto, egli (Claudio) non li scacciò, ma ordinò loro di non tenere riunioni, pur continuando nel loro tradizionale stile di vita. Egli sciolse anche le associazioni ripristinate da Gaio (Caligola)» (Storia 60,6,6);
c) nella seconda decade del V secolo il prete spagnolo Orosio, nella sua Storia contro i pagani in sette libri, fa precedere la citazione del testo di Svetonio da questa precisazione: «Nell’anno nono del suo regno Giuseppe (Flavio) riferisce che i giudei furono espulsi dalla città ad opera di Claudio» (Storia contro i pagani, VII,6,15).
Purtroppo il riferimento di Orosio alla testimonianza di Giuseppe Flavio, che consentirebbe di datare il provvedimento di Claudio, non trova riscontro nell’attuale testo delle opere dello storico ebreo. Si tratta di un’interpolazione che Orosio ha letto negli scritti di G. Flavio? In ogni caso l’interpolatore avrebbe tentato di datare un avvenimento importante per la storia dei giudei di Roma sotto l’impero di Claudio. Tenendo conto della politica seguita da quest’ultimo verso i giudei, in particolare nei confronti della colonia ebraica di Alessandria, non è pensabile un editto di espulsione da Roma se non dopo altri provvedimenti come quello menzionato da Dione Cassio.
L’editto, al quale fa riferimento Svetonio, dovrebbe essere distinto dalle restrizioni di cui parla Dione Cassio. Esso pertanto si potrebbe collocare nella seconda metà del governo di Claudio (41-54). In tale ipotesi la coppia giudeo-cristiana Aquila e Priscilla sarebbe giunta a Corinto verso la fine degli anni Quaranta, così da poter incontrare Paolo che vi arriva nel 50 d.C.
La fuga da Damasco al tempo del re Areta
Un terzo elemento per stabilire un sincronismo tra le vicende di Paolo e gli eventi della storia profana è offerto dalla notizia riportata dalla seconda lettera ai Corinzi, scritta verso la metà degli anni Cinquanta e confermata dagli Atti degli apostoli. Scrive Paolo: «Se è necessario vantarsi, mi vanterò di quanto si riferisce alla mia debolezza. Dio e Padre del Signore Gesù, lui che è benedetto nei secoli, sa che non mentisco. A Damasco, il governatore del re Areta montava la guardia alla città dei Damasceni per catturarmi, ma da una finestra fui calato per il muro in una cesta e così sfuggii dalle sue mani» (2Cor 11,30-33).
Il resoconto degli Atti è meno preciso. Si parla di un complotto dei giudei per uccidere Paolo: «essi facevano la guardia anche alle porte della città notte e giorno per sopprimerlo: ma i suoi discepoli di notte lo presero e lo fecero discendere dalle mura, calandolo in una cesta» (At 9.24b-25). La menzione di Areta, che ha un suo «governatore» a Damasco, consente di datare l’episodio della fuga di Paolo da Damasco prima del 39 d.C. perché in quell’anno muore il suddetto re dei Nabatei, Areta IV.
La prigionia di Paolo a Cesarea
Un ultimo indizio utile per ricostruire la cronologia relativa di Paolo potrebbe essere ricavato dalla segnalazione lucana del passaggio delle consegne nell’amministrazione romana in Giudea: al governatore Antonio Felice succede Porcio Festo.
Paolo, che è detenuto a Cesarea, viene convocato spesso dal procuratore, dice Luca, con lo speranza di cavarne del denaro. Poi aggiunge: «trascorsi due anni Felice ebbe come successore Porcio Festo; ma Felice, volendo dimostrare benevolenza verso i giudei, lasciò Paolo in prigione» (At 24,27). Se il «biennio» si riferisce alla durata del governatorato di A. Felice in Giudea allora, sulla base dei dati desunti da G. Flavio e dagli storici romani, si potrebbe stabilire tale durata dal 53 al 55. Ma il «biennio», di cui si parla nel testo degli Atti, potrebbe riguardare il protagonista principale, Paolo, come si dice espressamente in Atti 28,30 circa la durata della sua prigionia romana. In questo caso l’amministrazione di Felice in Giudea potrebbe estendersi per più anni dal 52/53 al 59/60.
Da queste diverse ipotesi deriva la duplice cronologia paolina: una cronologia alta che colloca agli inizi degli anni Trenta la «conversione» di Paolo e a metà degli anni Cinquanta la sua detenzione a Cesarea e il viaggio a Roma; una cronologia bassa che sposta di quattro-cinque anni la datazione di questi avvenimenti.