




PAPIA DI HIERAPOLIS, Esposizione degli oracoli del Signore. I frammenti, Introduzione, testo, traduzione e note di Enrico NORELLI, «Letture cristiane del primo millennio» 36, Paoline, Milano 2005, 594 pp.
[Recensione apparsa in “Rivista Biblica” 54 (4/2006), pp. 481-488]
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Di Papia, vescovo di Hierapolis in Frigia (Asia Minore), sappiamo pochissimo. Alcuni frammenti di una sua opera in cinque libri, intitolata Exêgêsis ton logion kyriakôn (letteralmente: Esegesi degli oracoli del Signore), ci sono noti attraverso citazioni di autori che vanno dal II al XIII secolo: fra queste, sono soprattutto quelle fornite da Ireneo di Lione e da Eusebio di Cesarea, le più antiche, ad aver attirato lungamente l’attenzione degli studiosi.
Ireneo definisce Papia «uomo (del tempo) antico», «uditore di Giovanni e compagno (hetairos) di Policarpo», appartenente cioè alla stessa generazione dei «presbiteri che hanno visto Giovanni il discepolo del Signore» (Adv. Haer. 5,33,4). Egli cita pure un detto di Gesù trasmesso da Papia, relativo alla straordinaria fecondità della terra nel Regno messianico dei giusti. Il detto è quasi certamente spurio, ma ci permette di capire per quale motivo Eusebio, nella sua Storia Ecclesiastica, abbia potuto poi qualificare Papia come l’inventore del millenarismo, dottrina escatologica peraltro assai diffusa negli ambienti cristiani del II secolo.
Basandosi su alcune citazioni dai libri di Papia, Eusebio considerava il vescovo di Hierapolis uditore non del Giovanni “discepolo del Signore”, ma di un altro Giovanni, che lo stesso Papia menzionava come facente parte della cerchia dei “presbiteri”, ossia dei discepoli della seconda generazione. Questa distinzione fra i due Giovanni, destinata a suscitare ampi dibattiti in sede storico-esegetica (si pensi al fortunato volume di Martin Hengel sulla “questione giovannea”: Die johanneische Frage. Ein Lösungsversuch. Mit einem Beitrag zur Apokalypse von J. Frey, Tübingen 1993; tr. it. Brescia 1998), risultava funzionale agli interessi apologetici di Eusebio: slegando la composizione del quarto vangelo canonico, attribuita al primo dei due Giovanni, da quella dell’Apocalisse, attribuita invece al secondo, Eusebio poteva infatti svincolare le tesi millenariste (basate proprio su un’interpretazione letterale di Ap 20,1-3) dal contatto diretto con gli apostoli.
Negli stessi frammenti citati da Eusebio, troviamo anche la testimonianza più antica sulla circolazione di tradizioni orali riguardanti Gesù, e sulla composizione dei vangeli di Matteo e di Marco. Marco viene indicato come hermeneutes (interprete, traduttore, redattore) di Pietro, responsabile di una trascrizione priva di “ordine” (taxis) della catechesi di quest’ultimo; Matteo, invece, avrebbe redatto una raccolta di logia in lingua semitica, donde sarebbero state tratte in seguito alcune versioni, in un greco più o meno fedele all’originale.
Nel prologo dell’opera, sempre stando ad Eusebio, Papia avrebbe inoltre riferito di apprezzare maggiormente, rispetto alle testimonianze scritte, la «voce viva e permanente» della tradizione orale, trasmessa di maestro in discepolo (Hist. Eccl. 3,39,1-17).
Da questi pochi cenni, si comprende facilmente come l’analisi critica di tutti i frammenti papiani – desumibili di volta in volta da Ireneo, Eusebio, Ippolito, Apollinare di Laodicea e altri ancora – risulti imprescindibile per chiunque intenda occuparsi di questioni legate alla nascita dei vangeli e alla vita delle prime comunità cristiane, da un punto di vista storico, letterario o dottrinale.
L’impresa è stata condotta ora, con notevole perizia, da Enrico Norelli, docente di Storia del cristianesimo presso la Facoltà di Teologia protestante di Ginevra. Norelli – al quale già dobbiamo, fra l’altro, un magistrale commento all’Ascensione di Isaia (comparso nel 1995 per i tipi di Brepols, Turnhout) e una Storia della letteratura cristiana antica con Claudio Moreschini (Brescia 1995-1996) – non è nuovo all’interesse per Papia. Ci sembra utile, in proposito, rimandare il lettore a un precedente studio che contiene in forma embrionale alcune delle considerazioni qui sviluppate: Le statut des textes chrétiens de l’oralité à l’écriture et leur rapport avec l’institution au IIe siècle, in E. Norelli (ed.), Recueils normatifs et canons dans l’Antiquité. Perspectives nouvelles sur la formation des canon juif et chrétien dans leur contexte culturel, Lausanne 2004, pp. 147-194 (su Papia, in particolare, le pp. 157 e seguenti).